
L’incontinenza urinaria è l’incapacità di controllare e trattenere perdite di urina. È una problematica comune a molte donne, che può costituire un problema di disagio sociale oltre che di igiene, ma che spesso non viene riferita. Eppure questo disturbo se affrontato in modo adeguato può essere risolto e/o migliorato in maniera molto efficace.
La continenza è determinata da due ordini di fattori: la corretta posizione della vescica nella pelvi (la parte inferiore della cavità addominale delimitata dalle ossa del bacino) e una corretta azione di certi gruppi muscolari (gli sfinteri, il detrusore della vescica, i muscoli del piano perineale ecc.).
Quando, per ragioni varie, si alterano questi fattori compare l’incontinenza.
La forma più frequente di incontinenza è quella da sforzo (50% dei casi). L’incontinenza da urgenza, che è preceduta da un intenso ed impellente desiderio minzionale, è meno frequente (circa il 15% dei casi), ma nel 35% delle donne incontinenti sono presenti entrambe le forme in modo associato (incontinenza mista).
La diagnosi si effettua in base ai sintomi, alla visita ginecologica ed ai risultati delle cosiddette prove urodinamiche (che consistono in una valutazione non dolorosa di tutte le componenti della minzione tramite uso di piccoli cateteri).
Tale esame permette di identificare un eventuale difetto di funzionamento della muscolatura della vescica (detrusore) o un difetto dello sfintere uretrale e della muscolatura del pavimento pelvico.
Si effettua con la paziente in posizione ginecologica, il medico introduce un catetere nell’uretra e un altro sottile nell’ano, così da studiare il funzionamento sia dello sfintere uretrale sia del muscolo detrusore.
Questo esame è certificato da materiale cartaceo che viene allegato nella cartella clinica, ed evidenzia la necessità di procedere o meno ad un intervento chirurgico.
Tale problematica deve essere affrontata da un punto di vista clinico e strumentale. E’ quindi importante avere una consulenza da parte del chirurgo uro-ginecologo e dell’ ecografista esperto dedicato al fine di ottenere una valutazione globale della morfologia e della funzionalità del pavimento pelvico.
L’incontinenza urinaria si può curare con successo, spesso attraverso la combinazione di più approcci: la rieducazione del pavimento pelvico, la terapia farmacologica e la terapia chirurgica.
Il ruolo della rieducazione del pavimento pelvico è soprattutto preventivo, ma il progresso delle apparecchiature tecnologiche e quello dell’urodinamica hanno fatto sì che la rieducazione pelvica in certi casi possa presentarsi anche come terapia curativa ausiliare.
La riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta un insieme di tecniche specifiche di tipo conservativo (non si parla di metodiche chirurgiche e/o farmacologiche) che hanno come obiettivo la correzione di molteplici disfunzioni. Queste tecniche permettono di curare o/e migliorare i disturbi pelvi-perineali con un approccio terapeutico completo e personalizzato.
Le tecniche riabilitative sono rappresentate da:
- chinesiterapia pelvi-perineale
- biofeedback terapia
- stimolazione elettrica funzionale
Il successo della terapia è legato a diversi fattori. In primis all’impegno e alla collaborazione del paziente nell’eseguire la terapia, soprattutto quella domiciliare, di grande supporto durante il trattamento e fondamentale nel mantenere il risultato ottenuto al termine del ciclo terapeutico.
La terapia farmacologia viene utilizzata per trattare l’iperattività idiopatica del muscolo detrusore. Nel caso in cui sia presente un’ iperattività secondaria sarà necessario intervenire sulla causa specifica (infezione urinaria, calcolo vescicale, neoplasia, ecc).
In letteratura sono stati effettuati degli studi sulla duloxetina con risultati soddisfacenti, da utilizzare nelle pazienti con incontinenza da stress. Tale farmaco, riduce il riassorbimento selettivo di serotonina ed adrenalina, e ne aumenta la concentrazione con incremento del tono e della capacità contrattile dello urinario sfintere esterno.
Il trattamento chirurgico ha lo scopo di correggere selettivamente l’alterazione che ha determinato l’incontinenza urinaria: si possono impiegare varie tecniche, tra cui trattamenti endoscopici (rinforzo dello sfintere urinario mediante iniezione periuretrale di varie sostanze), trattamenti mini-invasivi (TVT, TOT, ecc) e trattamenti chirurgici più complessi con approccio addominale. La scelta del tipo di intervento dipende dalla tipologia dell’ alterazione da correggere e dalle caratteristiche di ogni paziente paziente.
